domenica, 01 luglio 2007



[Nella foto: Io allo scorso Mi Ami, con in mano un buono pasto riservato alle band. Per gentile concessione di Valerio.]

 
Si avvicina per fortuna la data delle mie vacanze.
Dopo una fantastica tripletta di esami 2-3-4 luglio infatti, sarò finalmente libera di dilettarmi nelle più svariate discipline che convengono ad un ozioso d.o.c., e a quelle più proprie invece di un appassionato pieno di hobbies inutili (cucito, disegno, scrittura, giardinaggio, fotografia, musei etc).
In vista di questi beati giorni stavo quindi cercando informazioni su ciò che ora come ora (e nei tempi a venire, suppongo) è –per me- il Signore dei Diletti: il Concerto.
Come molte delle persone che mi conoscono ben sapranno infatti, se c’è una cosa che mi rimette in pace con il mondo e mi fa tornare il sorriso sulle labbra è un po’ di musica dal vivo.
Inondata da banners e link sui più svariati festival italici nei quali si celebrano la gioventù e la musica, mi appresto fiduciosa a cercare qualcosa del genere nei dintorni romani o quantomeno laziali.
 
Risultato: ZERO. 
Zero zero zero carbonella.
 
A seguire, una rapida carrellata di ciò che offre la Roma del Sacro Auditorium che il magnanimo Sir. Wally c’ha costruito:

* Filone etnico-chic-comunistoide-equoesolidale
Questo genere sembra riscuotere a Roma enorme successo. Oramai tutti i quartieri hanno la loro festicciola dell’equo e solidale, con i loro tamburellisti dei Vesuvio e i loro cantori del Burundi.
Immancabile la simil-nutella fatta dai bambini sud americani, il falafel e le borse peruviane.
Questi eventi, che possono assumere i contorni di veri e propri festival (vedi “Villa Ada incontra il mondo”), offrono come detto sopra cori e danze africane varie, cantori italiani popolari come Teresa de Sio o Nando Citarella e gli onnipresenti gruppi da centro sociale come Bandabardò, VillaAda sound, Banda Bassotti, Radici nel Cemento etc di influenza folk-reggae-rap che eccezionalmente durante queste feste fanno pagare un biglietto d’entrata che quasi mai nel resto dell’anno si sognano.

*Filone festival delle masse popolari
Appartengono a questa categoria i grandi “eventi” che si svolgono di solito in grandi spazi e capannoni subito fuori Roma e che offrono, a scelta, immondizia latina americana per gli amanti dell’esotico urbano, e musica commerciale del momento (vedi Le Vibrazioni, Le Mani, Finley, Avril Lavigne, Jesse Mc Cartney etc)

* La festa dell’unità e l’immancabile Circolo degli Artisti.
Quello che tutto l’inverno ci ha rincuorato con dei bei concerti, si allea d’estate coi comunistoidi di cui sopra nell’immancabile Festa dell’Unità.
La cosa peggiore è che della abituale linea di programmazione del Circolo non rimane assolutamente nulla, e si punta sui soliti gruppi da festa dell’unità quali Afterhours, o sui soliti 5 o 6 gruppetti romani che suonano tutte le settimane in qualche bettola.

* I Concertoni
Essì, perché a Roma mica ci facciamo mancare i Concertoni.
Tipo i Rolling Stones allo stadio olimpico, tipo i Sonic Youth a Ostia Antica, tipo Patti Smith e Damien Rice.
La cosa in sé non è negativa, ma assolutamente fuori dai miei standard per questioni di portafoglio (una cinquantina di euro di media, assolutamente non sostenibile anche per le mie entrate mensili più rosee) e per questione di gusto: un concerto con migliaia di persone ammucchiate in un palazzetto a guardare figurine 2x3 cm che sembra suonino, semplicemente per me non è un concerto, ma uno spettacolo, che è diverso. 

Ci sono poi pochissimi ma proprio pochi festival più modesti che tentano di portare un po’ di musica fresca con prezzi accessibili in situazioni piacevoli.
Vedi Perturbazioni, vedi Laghetto Live, vedi il S.I.R. (anche se è un progetto più ampio patrocinato dal comune, ma il genere di musica che propongono è quello.)
Il problema di questi festival è che, nonostante la buona volontà, sono estremamente limitati dal punto di vista dell’offerta musicale: basti pensare che in tutti e tre i festival suonano come “main act” i Tre Allegri Ragazzi Morti.
Ora, capite? Tre festival a Roma e dintorni, diversi, a distanza di 2 settimane l’uno dall’altro, fanno suonare tutti la stessa band.
A me sembra pazzesco.
Per quanto possa apprezzare i tre allegri, dopo la sesta volta che suonano a Roma in 4 mesi, uno comincia a stufarsi. 

A questo punto io mi chiedo, cos’è che impedisce lo svolgersi di eventi musicali “accettabili” e allettanti a Roma?
Guardando in giro sul web mi accorgo che da Firenze in su si organizzano festival non tanto nelle grandi città, ma soprattutto nelle campagne, nei piccoli paesini che sembra che con l’arrivo della bella stagione prendano una rivincita sul divertimento che nella stagione fredda si concentra nei grandi centri. Piccoli festival, magari organizzati pure male, ma con un sacco di nomi interessanti e con un sacco di scelta (per non parlare poi di Bologna, Modena e dintorni che oramai è diventato il paradiso per chi ascolta la mia musica).
Insomma, qualcuno sa dirmi perché qui a Roma l’offerta musicale, specialmente d’estate, langue così tanto?
L’unica cosa che mi viene in mente, è che date queste premesse, non rimanga che rimboccarsi le maniche, mettersi in gioco, e provare a muovere qualcosa.
Io lo farei con piacere e passione, ma dopotutto da soli non si va da nessuna parte.

Non mi resta che riguardare le foto del Mi Ami, che in quanto a musica gioventù e divertimento è stato un tripudio, ascoltare i dischi appena scaricati, e darmi all’uncinetto finchè non lascio l’Italia quest’estate.
 
[n.b. una nota di merito assoluto va ai ragazzi del collettivo Sporco Impossibile. Se c’è qualcuno che a Roma smuove le acque nel modo giusto, sono proprio loro.] 
 

Salato

Nur vive fra i pini di Roma, fra il sole caldo e le colline, tra cupole e piazze, ed ama il sale.
In questo periodo ascolto:
Jens Lekman; Girls; Katerine; Bright Eyes; Grizzly Bear.
In questo periodo leggo: "Le piccole vacanze" - Alberto Arbasino.
Parola/frase del mese:
"Neanche un minuto di non amore"
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