sabato, 04 luglio 2009



(foto, Superbomba)

Laura è dovuta partire e l'ho accompagnata al direttissimo. Però facilmente ritorna tra qualche giorno. Io sto nell'acqua dalla mattina alla sera. Poi mi metto elegante e vado fuori con la macchina. E infine, a ballare nei locali. In due sere ho portato fuori sulla spiaggia due ragazze, ma con soddisfazione scarsa. Non val la pena di parlarne. Qui alla Bussola tre anni fa ricordo che siamo entrati una volta in un gruppo numeroso, e eravamo in vea di whisky. Tutta gente che si conosceva da poco, ma in vena di limonamento, coppie e competenze già divise.
Verso la fine della serata, melodramma.
Renato ignominosamente trascurando la svedesina che aveva portato con sé, aveva cominciato a ballare di continuo con la ragazza di qualcun altro, e quella ci stava con entusiasmo visibile. Allora pianto della svedese, sospiri, singhiozzi, una cascata improvvisa di vere lacrime; e diceva "perché sono soltanto una infermiera mi trascura così; ma al mio paese è una professione più che onorevole" diceva, o meglio, tentava di farsi capire. Poi ha preso un programma, o il conto, della serata, ci ha scritto sopra qualcosa come "questa è stata la notte più brutta della mia vita" (e i lacrimoni le cadevano a stingere l'inchiostro) e ha preteso che firmassimo tutti coi nostri nomi.

giovedì, 02 luglio 2009



(la foto, un meraviglioso lavoro di Annina)

- Io abito proprio qui.
Si fermò nei pressi di Campo De' Fiori davanti ad un bel portone che luccicava di un'insegna raffinata con scritto Pensione Tre Cuori. Tirò fuori una chiave dal taschino e aprì la porta senza neanche invitarmi dentro: si aspettava naturalmente ch'io entrassi. Un po' contrariata, lo assecondai.

- Sono all'ultimo piano, c'è un po' da salire
- Carino qui. Te lo paga la banca?
- Il mangiare è buono, la stanza di gusto e pulita. E poi al posto della finestra ho un dipinto cangiante.

Una volta entrati tirò via la tendina e ci si dispiegò davanti un quadro meraviglioso, un panorama che aveva la bellezza dell'antichità e della natura e della vita che scorre. Un'occhiata ed eri preso, senza scampo, in qualcosa più grande di te.
Mi sedetti poi sul ciglio del letto, lui si accese una sigaretta e mise un disco di musica classica.

- Lo conosci?
- Chi?
- L'uomo che scrisse queste melodie. Si chiamava Sergio Rachmaninov, un russo. Lo conobbe mio padre da giovane a Marina di Pisa, era venuto a farsi un giro in Italia e capitava che giocassero a scacchi assieme sul lungo mare, quando il sole scendeva e faceva più fresco. Mio padre me lo raccontava sempre da bambino, e mi faceva ascoltare questo disco. E' morto qualche anno fa a Beverly Hills.
- Tuo padre?
- No, il russo.

Si sedette accanto a me e mi accarezzò lieve i capelli, anche se disse che stava solo seguendo col dito la striscia di luce che mi si rifletteva dalla finestra sulla spalla. Mi guardò negli occhi, poi cominciò a ticchettare piano da quel punto verso le scapole, risalendo per il mento: stava risuonando la canzone del russo.
Ci sdraiammo e mi baciò, facemmo l'amore piano e poi mi disse che quando era a letto con una donna metteva sempre quel disco, ché lo eccitava. Capii allora che le sue intenzioni erano chiarissime già da intere mezz'ore, e pensai che eccitarsi con la musica classica era la perversione più stupida e assieme raffinata che avessi mai sentito.
Mi piaceva.

domenica, 28 giugno 2009

Disco music killed love



Estate Violenta, Valerio Zurlini

martedì, 16 giugno 2009


(nella foto, un sorriso)

Oggi ho letteralmente passato la giornata a leggere Hemingway sotto un albero.  A un certo punto è spuntato Dario Fo e mi ha disturbato (giuro). Poi se n'è andato, il libro è finito e sono passata ad Arbasino, e ho scoperto che mi piace un mucchio.
Sarà forse stato per il suo perenne sorriso sornione, ma mentre guardavo accigliata l'attore vestito in abito coloniale di inizio secolo, ho pensato che la felicità è paradossalmente il sentimento più impopolare che ci sia. La gente diffida sempre di chi è felice, non ne è attratto (vuoi mettere il fascino di una persona ombrosa e problematica?) e nel migliore dei casi pensa sia un po' scemo.
Per un po' ho cercato di capirne il perché, ma poi mi sono solo rassegnata al fatto che è una delle tante cose sbagliate che ci sono nel mondo.
Così, per non pensarci, ho dato il via al rituale giro di shopping estivo: "Le piccole vacanze" del suddetto A; "Tenera è la notte" di Fitzgerald e infine "Precauzione inutile" di Marcel Proust.

Chissà che magari non mi intristisco.

lunedì, 08 giugno 2009



(nella foto, i buonissimi frullati del mercato della Boqueria, Barcellona)


Potrei raccontare questi miei 15 giorni in giro per Barcellona e Milano riesumando il caro vecchio

Ho fatto cose, ho visto gente

oppure confezionando un bel raccontino come facevo ai vecchi tempi.
Visto però che tutta l'ispirazione la spreco per altri lavori, direi che è il momento della fatidica lista delle

10 BELLE COSE CHE HO FATTO IN GIRO
(e che forse ricorderò anche tra dieci anni)

1. Visto Jarvis Cocker passeggiare con un bastone a un metro da me
2. Festeggiato con gli spagnoli la vittoria del Barça (mai visto così tanto casino per le strade)
3. Partecipato ad una trasmissione radio alla Bocconi
4. Limonato con un regista di videoclip davanti al bagno delle femmine
5. Dormito su un divano ricoperto di petali di lillà
6. Fatto colazione due volte in 15 giorni
7. Ricevuto una spilletta di Morrissey in regalo da un ragazzo che ci teneva tantissimo (perché era ubriaco, probabilmente)
8. Incontrato un amico che non vedevo da anni
9. Ballato sola in una pista vuota
10. Bevuto una birra tete a tete con Paul Smith dei Maximo Park

lunedì, 25 maggio 2009



(Io con una bella borsa verde, durante una recente gita a Siena)

Domani parto per Barcellona ed è l'ennesima volta, quest'anno, che mi metto dentro un aereo con la sola compagnia di un bagaglio a mano.
E' più o meno da quando facevo la prima elementare che sognavo di passare dei mesi così: niente di particolare da fare, nessuna responsabilità o scadenze e un futuro totalmente incerto davanti; per il presente solo divertimento, andarsene in giro per l'Europa, andare a sentire concerti e conoscere gente.
Quasi quasi mi invidio da sola.

(Per finire, una canzone che è diventata quasi un must per ogni giugno che arriva)

mercoledì, 29 aprile 2009

Françoise Hardy, Il saluto del mattino



Luigi Tenco, Se sapessi come fai



Le Orme, Senti l'estate che torna



E per finire, la canzone che ho ascoltato forse di più durante la mia adolescenza

I Jaguars - Oggi sì



Vorrei scusarmi con gli sparuti lettori di questa pagina se ci sono sempre meno parole. E' che si riversano tutte altrove, e spero di poterle riappoggiare qui al più presto (appena avrò finito, credo)

lunedì, 20 aprile 2009

 

La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni piacevoli che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell'universo osservato, che si sente istantaneamente durante l'esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente od inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per istruzione o per consuetudine sociale.
Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza dentro il mondo naturale.

La bellezza salverà il mondo.


(per chi legge via feed: non so perché, ma splinder non invia le immagini dei post. Se vi interessa, cliccate)

giovedì, 02 aprile 2009

One day we're gonna live in Paris, I promise

Io l'ho sempre saputo che Parigi è la città per me. Con le case dai tetti bluastri e le soffitte abitate dai bo-bo, le strade pulite e ordinate, la gente elegante che passeggia e le boulangerie, le librerie che ti puoi fermare dentro a suonare il piano o a leggere un libro impolverato guardando alla finestra Notredame di sera.
Montmartre sotto la pioggerellina è deliziosa, il Louvre era da farselo tutto di corsa, anche se poi non abbiamo capito bene come facessero in Band à part a trovare l'uscita così velocemente, e allora abbiamo rinunciato.
Fa buio tardissimo e le giornate sono lunghe e belle a Parigi, i negozi di dischi straripano di rarità a buon prezzo e dischi dell'ultimora sbattuti in vetrina, gli studenti della Sorbona protestano in piazza ed organizzano festicciole negli squat a cui noi partecipiamo divertiti passando spinelli in senso orario, in uno spettacolino quasi pittoresco.
La mattina era bello uscire a comprare i pain au chocolat mentre qualcuno si rigirava ancora tra le coperte, aspettando il momento giusto per resuscitare da una foresta di cuscini, abbracci e bei sogni.
Poi le passeggiate al parco, il thé nel giadino della moschea e la crêpe all'angolo della strada (proprio quando stavi morendo di fame), la Mitterand al tramonto e i battelli sulla Senna, i ponti, le bancarelle.
La notte i vecchi film lampeggiavano sulle felpe di noi intrecciati sul divano, coi piumoni ikea che ci proteggevano dal freddo della gente; poi la mattina guardavo nello specchio il mio petto arrossato da una barba un po' incolta, e mi veniva da sorridere.


° Friendly Fires - Paris

venerdì, 27 febbraio 2009

Da piccola abitavo in una casina vicino San Pietro. Era prima della guerra e vivevo lì con mio fratello Damiano e mia madre, sempre affaccendata.
Il giorno che il fiume scivolò fuori era estate. Me lo ricordo perché mia madre riempiva sul tavolo bottiglie e barattoli di passata di pomodoro; decine e decine di tubi rossi in fila sul tavolo, e io mi chiedevo quando mai saremmo riusciti a mangiarli tutti, o se piuttosto lei non avesse in mente di mettere su un commercio.
Damiano era fuori a giocare con i bambini del rione. Nonostante piovesse da giorni era uscito perché diceva non ce la faceva più a restare dentro casa, ché gli sembrava di stare dentro un carcere.
Fu lui, quel giorno, ad entrare in casa zuppo come uno straccio e grondante goccioline sul pavimento di pietra, strillando che il fiume era uscito fuori e che tutte le famiglie del vicinato si stavano organizzando per andarsene. Aveva la faccia bianca e spaventata, e io mi sono accorta che sulle sue guance si confondevano in egual modo pioggia e lacrime, quasi avessero una densità diversa l'una dalle altre.
Mia madre finì con calma di chiudere le ultime bottiglie, poi con passo fermo uscì di casa dicendoci di non muovere neanche un passo finché lei non fosse tornata.
Non ci mise molto, passarono forse tre minuti.
Entrò correndo, ci strattonò le maniche trascinandoci fuori ed eravamo tutti bagnati dalla pioggia che dal cupolone rimbalzava su di noi, quasi trovasse simile gusto a battere sulla rotondità della basilica e su quella delle nostre teste.
Da quel giorno passammo quasi una settimana a casa di cugini di mio padre, che abitavano sui colli. Ci arrivammo dopo un viaggio lunghissimo col tram e poi a piedi, per i campi. Durante quei giorni aiutai nelle faccende di casa, feci amicizia con Lino, un porcello che aspettavano ingrassasse a dovere, e ogni giorno intrecciavo un braccialetto con delle sterpaglie dure e già belle secche.
Ne regalai uno anche a Damiano che invece si annoiava e gli cresceva la rabbia dentro di giorno in giorno, perché pensava a quanto si stessero divertendo i suoi compagni del rione a giocare nelle pozzanghere fino ad esser ricoperti di fango, ad andare vicino al Tevere per vedere chi fosse più coragioso e valente.
Finalmente poi venne il giorno in cui tornammo a casa.
Era arrivato un giovanotto dalla città a consegnare delle stoffe per zia, e ci informammo tutti da lui sulla situazione.
Pareva fosse tornato tutto normale, solo un po' più sporco e disordinato.

- I sampietrini stanno sempre là signò, guarda che le pietre nun ze moveno mica, eh?

Il mattino dopo eravamo già in cammino e nel primo pomeriggio rivedemmo la nostra piccola casina. Io fui la prima ad entrare e quasi feci un balzo dalla sorpresa: il tavolo si era spostato quasi fosse stato trasportato volando da qualche fantasma in pena, e attorno a lui le decine di bottiglie piene di pomodori. Non se n'era rotta nemmeno una, l'acqua le aveva cullate dolci dolci per tutta casa, fino a posarle lievi sul pavimento in un balletto di pioggia e sugo.

Salato

Nur vive fra i pini di Roma, fra il sole caldo e le colline, tra cupole e piazze, ed ama il sale.
In questo periodo ascolto:
Jens Lekman; Girls; Katerine; Bright Eyes; Grizzly Bear.
In questo periodo leggo: "Le piccole vacanze" - Alberto Arbasino.
Parola/frase del mese:
"Neanche un minuto di non amore"
Seconda vita, damn
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