martedì, maggio 13, 2008
Addio my dear pulmino

Domani il mio amato pulmino andrà nelle mani di un'altra persona.
Non domandatemi né il perché né il come, sappiate solo che questa vendita non rientra nella mia volontà.
Ebbene, io voglio ricordarlo quando era con me in Sardegna e mi ha abbandonato un paio di volte per strada, quando ho dormito sui suoi sedili , quando ci ho fatto le feste dentro e quando ci ho guidato tutta sola cantando con la musica altissima, quando ci andavo al fiume e all'abbazia d'estate e quelle decine di volte che mi ha permesso di conoscere gente incuriosita dalla sua bellezza (mica la mia....!), quando per sterzare ci volevano i muscoli e quando potevo portarci una decina d'amici dentro.
Adieu, mon cher pulmino!


Domani il mio amato pulmino andrà nelle mani di un'altra persona.
Non domandatemi né il perché né il come, sappiate solo che questa vendita non rientra nella mia volontà.
Ebbene, io voglio ricordarlo quando era con me in Sardegna e mi ha abbandonato un paio di volte per strada, quando ho dormito sui suoi sedili , quando ci ho fatto le feste dentro e quando ci ho guidato tutta sola cantando con la musica altissima, quando ci andavo al fiume e all'abbazia d'estate e quelle decine di volte che mi ha permesso di conoscere gente incuriosita dalla sua bellezza (mica la mia....!), quando per sterzare ci volevano i muscoli e quando potevo portarci una decina d'amici dentro.
Adieu, mon cher pulmino!



lunedì, aprile 28, 2008

Il Pasta l'altra sera urlava sul palco del Circolo
"SLOGGATEVI BASTARDI, SLOGGATEVI!"
e tutto ciò ha risvegliato in me due cose:
1) Voglia di più vita reale -> senso di colpa -> effettiva vuotezza della vita reale -> tristezza
2) Voglia di Jagermeister -> sbronza -> classifica della scopabilità degli Amari -> tristezza
modi alternativi di passare il sabato sera cercasi


martedì, aprile 22, 2008
Ieri sera tornavo da una festa. Non lo sapevo ma c'erano solo undici ragazze. Come al solito in queste occasioni poco felici si finisce a cucinare, parlare male di quelle che non ci sono + argomento a scelta tra ceretta/cellulite/sesso orale.
Meno male che c'era anche una bottiglia di Chianti, alla fine mi sono anche divertita.
La notte mentre tornavo a casa pioveva tantissimo, ero da sola in macchina e percorrevo una strada tutta curve e alberi. Mi ero messa in cuffia un disco degli Smiths a tutto volume (la radio è rotta) e cantavo a squarciagola sol sorriso sulla faccia.
Ho pensato che se fossi morta in un disastroso incidente stradale come se ne vedono tanti in giro, almeno sarei morta felice.
"Ragazza morta in sanguinoso incidente stradale. A salutarla nell'ultima ora c'era Morrisey"
Meno male che c'era anche una bottiglia di Chianti, alla fine mi sono anche divertita.
La notte mentre tornavo a casa pioveva tantissimo, ero da sola in macchina e percorrevo una strada tutta curve e alberi. Mi ero messa in cuffia un disco degli Smiths a tutto volume (la radio è rotta) e cantavo a squarciagola sol sorriso sulla faccia.
Ho pensato che se fossi morta in un disastroso incidente stradale come se ne vedono tanti in giro, almeno sarei morta felice.
"Ragazza morta in sanguinoso incidente stradale. A salutarla nell'ultima ora c'era Morrisey"


sabato, aprile 19, 2008
Ieri notte avrei voluto fare festa.
Non che ci fosse nulla da festeggiare, ma avrei avuto piacere della limpidezza catartica di una bottiglia di bianco.
Invece per evitare gli inevitabili drammi delle sbornie solitarie son rimasta a casa. Ho bevuto comunque un po' di liquore, ho suonato dei pezzi di Debussy che non leggevo da anni, perché mi sono resa conto che sono troppo preziosi e belli per venir dimenticati così, per vanità di noncuranza.
Finalmente poi ho infilato le gambe nelle lenzuola.
C'era una canzone di Mao che ascoltavo quando ero bambina che diceva "prima di addormentarmi mi vengono in mente le cose migliori", e lo so che l'avrò ripetuto milioni di volte, ma per me non c'è frase più vera di questa.
Fatto sta che, forse per bilanciare la piattezza di una settimana terribile, mi è balenata in mente una cosa accaduta mesi fa che quando ci penso sorrido, e allora capisco che è un ricordo vivo e puro.
Eravamo nell'ultimo paesino civilizzato prima del Sahara. Eravamo arrivati nel cuore della notte e faceva freddissimo. Il giorno dopo facemmo un giro e visitammo delle coltivazioni di datteri.
Ero molto serena, l'atmosfera desolata di quei posti cominciava a calmarmi sul serio lo spirito. Verso sera arriviamo camminando ad una sorta di canyon adibito a parco celebrativo dell'arte. C'erano delle riproduzioni gigantesche di strumenti musicali, violoncelli alti sei metri, tamburi enormi, e poesie di poeti arabi pitturate su grandi pannelli di ceramica.
Ci raggiungono i ragazzi arrivati non si sa come da Tunisi, con un viaggio di ore e ore sulle spalle, senza un soldo e con una chitarra. Arriva il tramonto e noi ce lo godiamo da questo canyon, sotto di noi si vede solo una distesa di niente. Niente di niente fino all'orizzonte.
Allora tutti se ne vanno, tornano all'albergo.
Noi però, non so perché decidemmo di rimanere li, anche se in realtà non avevamo la più pallida idea di dove fossimo, esattamente.
Così aspettammo piano la luna, facemmo un giro li intorno e trovammo una piccola cascata, una sorgente di acqua calda, c'erano delle rocce e delle palme intorno. Ci sediamo sulle rocce e sulla sabbia, T., M. e G. cominciano simultaneamente a rollare dell'hashish.
Era come essere in un non-luogo. Avevo l'atmosfera di Roma che mi scorreva silenziosa tra le vene, e poco a poco se ne andava, veniva rimpiazzata da qualcosa di più silenzioso e alieno.
Ero in Africa, in un'oasi vicino ad un canyon, fumavo e mi divertivo con una combriccola di gioventù italo-araba.
La mia vita mi sembrava lontana anni luce.
E lo era.
Poi decidemmo che era tempo di tornare. Cominciammo a camminare e a prendere vie a caso, nel buio. Ci perdemmo ma alla fine ritrovammo la strada di casa.
Mi rendo conto di non essere stata mai più incosciente di quei giorni passati nel Sahara. Abbiamo fatto cose molto pericolose che nessun sano di mente avrebbe mai fatto.
Pero' almeno adesso ho qualcosa da ricordare sorridendo quando il peso dei giorni morbidi si fa troppo grave.
Non che ci fosse nulla da festeggiare, ma avrei avuto piacere della limpidezza catartica di una bottiglia di bianco.
Invece per evitare gli inevitabili drammi delle sbornie solitarie son rimasta a casa. Ho bevuto comunque un po' di liquore, ho suonato dei pezzi di Debussy che non leggevo da anni, perché mi sono resa conto che sono troppo preziosi e belli per venir dimenticati così, per vanità di noncuranza.
Finalmente poi ho infilato le gambe nelle lenzuola.
C'era una canzone di Mao che ascoltavo quando ero bambina che diceva "prima di addormentarmi mi vengono in mente le cose migliori", e lo so che l'avrò ripetuto milioni di volte, ma per me non c'è frase più vera di questa.
Fatto sta che, forse per bilanciare la piattezza di una settimana terribile, mi è balenata in mente una cosa accaduta mesi fa che quando ci penso sorrido, e allora capisco che è un ricordo vivo e puro.
Eravamo nell'ultimo paesino civilizzato prima del Sahara. Eravamo arrivati nel cuore della notte e faceva freddissimo. Il giorno dopo facemmo un giro e visitammo delle coltivazioni di datteri.
Ero molto serena, l'atmosfera desolata di quei posti cominciava a calmarmi sul serio lo spirito. Verso sera arriviamo camminando ad una sorta di canyon adibito a parco celebrativo dell'arte. C'erano delle riproduzioni gigantesche di strumenti musicali, violoncelli alti sei metri, tamburi enormi, e poesie di poeti arabi pitturate su grandi pannelli di ceramica.
Ci raggiungono i ragazzi arrivati non si sa come da Tunisi, con un viaggio di ore e ore sulle spalle, senza un soldo e con una chitarra. Arriva il tramonto e noi ce lo godiamo da questo canyon, sotto di noi si vede solo una distesa di niente. Niente di niente fino all'orizzonte.
Allora tutti se ne vanno, tornano all'albergo.
Noi però, non so perché decidemmo di rimanere li, anche se in realtà non avevamo la più pallida idea di dove fossimo, esattamente.
Così aspettammo piano la luna, facemmo un giro li intorno e trovammo una piccola cascata, una sorgente di acqua calda, c'erano delle rocce e delle palme intorno. Ci sediamo sulle rocce e sulla sabbia, T., M. e G. cominciano simultaneamente a rollare dell'hashish.
Era come essere in un non-luogo. Avevo l'atmosfera di Roma che mi scorreva silenziosa tra le vene, e poco a poco se ne andava, veniva rimpiazzata da qualcosa di più silenzioso e alieno.
Ero in Africa, in un'oasi vicino ad un canyon, fumavo e mi divertivo con una combriccola di gioventù italo-araba.
La mia vita mi sembrava lontana anni luce.
E lo era.
Poi decidemmo che era tempo di tornare. Cominciammo a camminare e a prendere vie a caso, nel buio. Ci perdemmo ma alla fine ritrovammo la strada di casa.
Mi rendo conto di non essere stata mai più incosciente di quei giorni passati nel Sahara. Abbiamo fatto cose molto pericolose che nessun sano di mente avrebbe mai fatto.
Pero' almeno adesso ho qualcosa da ricordare sorridendo quando il peso dei giorni morbidi si fa troppo grave.


martedì, aprile 15, 2008
Non ho dormito.
Esco di casa che è giorno da poco, il passo affrettato e gli occhi lucidi di sonno.
Maledico il mondo delle albe di asfalto e sparo qualcosa in cuffia che ascolto con l'ostinazione di un marine.
E' svedese. (il disco, non il marine.)
Vorrei delle labbra da baciare e da convincere, qualcuno da rassicurare sulle sue sorti.
"Insieme ci divertiamo, vedrai" - gli direi. "Fidati di me e non ti preoccupare. Andiamoci a fare un giro."
Invece mi circonda un'umanità spenta e dimessa.
Allora chiudo gli occhi.
Arrivo in facoltà, c'è il corso di Letteratura Spagnola ottocentesca, al quale evidentemente si sono dimenticati di aggiungere "for dummies". Un corso talmente poco approfondito e non stimolante che per tenermi sveglia comincio a pensare a tutte le ultime volte che ho fatto l'amore.
Costruisco minuziosamente le scene nella mia testa, fino a quando arrivo a seguire un corso pornografico di Letteratura Spagnola ottocentesca. Riesco anche a prendere gli appunti.
Esco di fuori e c'è il sole. Mi sdraio su un fazzoletto di verde e la luce che bussa sugli occhi chiusi cancella tutto, si insinua nei tessuti fino ad annullare ogni pensiero.
Che sia finalmente arrivata la primavera?
Esco di casa che è giorno da poco, il passo affrettato e gli occhi lucidi di sonno.
Maledico il mondo delle albe di asfalto e sparo qualcosa in cuffia che ascolto con l'ostinazione di un marine.
E' svedese. (il disco, non il marine.)
Vorrei delle labbra da baciare e da convincere, qualcuno da rassicurare sulle sue sorti.
"Insieme ci divertiamo, vedrai" - gli direi. "Fidati di me e non ti preoccupare. Andiamoci a fare un giro."
Invece mi circonda un'umanità spenta e dimessa.
Allora chiudo gli occhi.
Arrivo in facoltà, c'è il corso di Letteratura Spagnola ottocentesca, al quale evidentemente si sono dimenticati di aggiungere "for dummies". Un corso talmente poco approfondito e non stimolante che per tenermi sveglia comincio a pensare a tutte le ultime volte che ho fatto l'amore.
Costruisco minuziosamente le scene nella mia testa, fino a quando arrivo a seguire un corso pornografico di Letteratura Spagnola ottocentesca. Riesco anche a prendere gli appunti.
Esco di fuori e c'è il sole. Mi sdraio su un fazzoletto di verde e la luce che bussa sugli occhi chiusi cancella tutto, si insinua nei tessuti fino ad annullare ogni pensiero.
Che sia finalmente arrivata la primavera?


domenica, aprile 06, 2008
No mamme. Non lo perdonate!


giovedì, aprile 03, 2008
Al momento sono un pò ubriaca ed è quasi l'una di notte.
Sabato scorso sono stata a Villa Ada con il mio Amico e abbiamo fatto m'ama non m'ama con le margherite, guardando un gruppo di buddhisti impazziti e pensando all'amore e ai dispiaceri della vita. C'era il sole ed eravamo felici.
-
Negli ultimi tempi sto cominciando ad amare i trentenni perché avendo compiuto da poco i fatidici trenta, cominciano a sentirsi un pò vecchi ma stanno ancora cercando una giustificazione logico/morale per gli anni che passano e l'insicurezza che invece rimane lì. Hanno passioni da ragazzi ma vite da adulti, hanno qualche capello bianco ma gli occhi ancora giovani.
Hanno tutti già amato e sanno che vuol dire avere una donna.
Vogliono divertirsi più che possono e vogliono farlo ora. Possibilmente con una ventenne.
Ne ho incontrato uno prima al pub.
Mi diceva con metafore di farfalle "con delle ali cosi variopinte i fiori si strapperebbero i petali per averti".
Ma a me i fiori senza petali non piacciono, ché sono brutti e storpi.
Ah, ho aperto un flickr.
Sabato scorso sono stata a Villa Ada con il mio Amico e abbiamo fatto m'ama non m'ama con le margherite, guardando un gruppo di buddhisti impazziti e pensando all'amore e ai dispiaceri della vita. C'era il sole ed eravamo felici.
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Negli ultimi tempi sto cominciando ad amare i trentenni perché avendo compiuto da poco i fatidici trenta, cominciano a sentirsi un pò vecchi ma stanno ancora cercando una giustificazione logico/morale per gli anni che passano e l'insicurezza che invece rimane lì. Hanno passioni da ragazzi ma vite da adulti, hanno qualche capello bianco ma gli occhi ancora giovani.
Hanno tutti già amato e sanno che vuol dire avere una donna.
Vogliono divertirsi più che possono e vogliono farlo ora. Possibilmente con una ventenne.
Ne ho incontrato uno prima al pub.
Mi diceva con metafore di farfalle "con delle ali cosi variopinte i fiori si strapperebbero i petali per averti".
Ma a me i fiori senza petali non piacciono, ché sono brutti e storpi.
Ah, ho aperto un flickr.


sabato, marzo 22, 2008

In teoria è arrivata la primavera, in pratica no, perché continua a piovere e a fare freddo.
Per accompagnarla almeno con l'animo però, io insieme alla mia redazioncina di Frigopop! abbiamo confezionato con le nostre manine una compilescion con delle canzoni primaverili, da ascoltare per farsi venire il buon umore.
La potete scaricare cliccando sull'immagine.
Buona primavera a tutti.


mercoledì, marzo 19, 2008

Oggi ho letto su uno di quei giornaletti gratis che si trovano nelle stazioni un articolo sui La Crus.
Parlava di come il gruppo dopo quindici anni di carriera abbia deciso di sciogliersi. Fin qui nulla di strano, succede. Ciò che mi ha colpito è che - oltre al fatto che i La Crus pur essendo una band abbastanza di nicchia abbiano spazio in prima pagina su una testata free press - il gruppo abbia programmato il proprio scioglimento. Recentemente è uscito il loro ultimo disco che raccoglie tutte le loro canzoni più belle e qualche inedito, saranno in tour fino al prossimo dicembre, e poi sarà la fine per i La Crus.
Mauro Ermanno Giovanardi raccontava come la cosa fosse simile alla fine di un amore; due si amano, ma poi il sentimento di affievolisce e si decide di separarsi prima di mettersi le corna, prima che i brutti ricordi diventino numericamente maggiori di quelli belli. Così pensava a come si sentirà la mattina dopo l'ultimo concerto, quando veramente la parola fine gli cadrà in testa come le incudini sulla testa di Willie il coyote, quando rimarrà un vuoto gigante.
Non sono mai stata una fan del gruppo, o almeno non ancora. Qualche mese fa ho scaricato tutta la loro discografia ma non l'ho ancora ascoltata, suppongo aspetti il momento giusto. Ma ho incontrato talmente tante volte Giovanardi ai concerti dei Virginiana Miller che mi sembra quasi di conoscerlo.
Tutto questo per dire che mi ha fatto strano sapere una cosa del genere, mi è dispiaciuto molto. Ho pensato all'eventualità che questa cosa succeda anche ad altre band che amo molto, e mi è sembrata una cosa orribile.
Un pò come quando per gioco si immagina la morte del proprio migliore amico, e con un sorriso e un brivido di terrore si cancella dalla mente il pensiero stupido, eppure maledettamente possibile.


venerdì, marzo 14, 2008
Io sono ritornata e a Roma si affaccia timidamente la primavera.
A Tunisi faceva freddo come al solito, ma io mi sono riscaldata lo stesso.

(l'illustrazione è del bravissimo Alessandro Baronciani)
A Tunisi faceva freddo come al solito, ma io mi sono riscaldata lo stesso.

(l'illustrazione è del bravissimo Alessandro Baronciani)



