(la foto, un meraviglioso lavoro di Annina)
- Io abito proprio qui.
Si fermò nei pressi di Campo De' Fiori davanti ad un bel portone che luccicava di un'insegna raffinata con scritto
Pensione Tre Cuori. Tirò fuori una chiave dal taschino e aprì la porta senza neanche invitarmi dentro: si aspettava naturalmente ch'io entrassi. Un po' contrariata, lo assecondai.
- Sono all'ultimo piano, c'è un po' da salire
- Carino qui. Te lo paga la banca?
- Il mangiare è buono, la stanza di gusto e pulita. E poi al posto della finestra ho un dipinto cangiante.
Una volta entrati tirò via la tendina e ci si dispiegò davanti un quadro meraviglioso, un panorama che aveva la bellezza dell'antichità e della natura e della vita che scorre. Un'occhiata ed eri preso, senza scampo, in qualcosa più grande di te.
Mi sedetti poi sul ciglio del letto, lui si accese una sigaretta e mise un disco di musica classica.
- Lo conosci?
- Chi?
- L'uomo che scrisse queste melodie. Si chiamava Sergio Rachmaninov, un russo. Lo conobbe mio padre da giovane a Marina di Pisa, era venuto a farsi un giro in Italia e capitava che giocassero a scacchi assieme sul lungo mare, quando il sole scendeva e faceva più fresco. Mio padre me lo raccontava sempre da bambino, e mi faceva ascoltare questo disco. E' morto qualche anno fa a Beverly Hills.
- Tuo padre?
- No, il russo.
Si sedette accanto a me e mi accarezzò lieve i capelli, anche se disse che stava solo seguendo col dito la striscia di luce che mi si rifletteva dalla finestra sulla spalla. Mi guardò negli occhi, poi cominciò a ticchettare piano da quel punto verso le scapole, risalendo per il mento: stava risuonando la canzone del russo.
Ci sdraiammo e mi baciò, facemmo l'amore piano e poi mi disse che quando era a letto con una donna metteva sempre quel disco, ché lo eccitava. Capii allora che le sue intenzioni erano chiarissime già da intere mezz'ore, e pensai che eccitarsi con la musica classica era la perversione più stupida e assieme raffinata che avessi mai sentito.
Mi piaceva.