sabato, 14 novembre 2009





Confidants, when you phone me home at night we know
we are confidants
when I know how much close to you all this can get
we are confidants
I still think of you when I'm alone
we were confidants
oh it's fun to lose and start it off again

(appunto per un 2010 migliore: - confidants + boyfriends)

mercoledì, 21 ottobre 2009



Immagine
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sabato, 03 ottobre 2009

GINOCCHI

Ma tu che sol per cancellare scrivi.
Dante, Par. , XVIII, 130


Io sono uno studente e studio su una terrazza contro
prati in pendìo
dove errano galline su cui possono piombare
falchetti detti sciss.
Il fucile è qui, accanto a me.
Da un pezzo una ragazza bruna di fuorivia va in
altalena, ogni poco
mi vengono incontro i suoi ginocchi lucenti.
Fingo di scrivere qualcosa e ad un tratto, nell'attimo
che giunge alla mia altezza, le chiedo una gomma
per cancellare.
Lei subito salta giù, corre in casa, torna fuori e mi
dà sorridendo una gomma biancicante.
Cancello il bianco e poi col lapis scrivo sulla
gomma, in stampatello: T'AMO.
La dichiarazione è così netta che arrossisco,
l'attenuo fregandovi il pollice.
Adesso forse va bene, posso restituire la gomma.
La ragazza scappa in casa, non si fa più vedere.

Giorgio Orelli

mercoledì, 30 settembre 2009

l'amour(nella foto, la locandina de L'amour à 20ans)

Ieri, dopo forse quattro o cinque mesi di attesa, sono finalmente riuscita a completare il download di questo film del 1962 che si chiama "L'Amour à 20 ans": una sorta di panoramica su 5 storie d'amore di persone giovani in 5 diverse città del mondo viste da 5 registi diversi.

Mentre si susseguivano sullo schermo le prime geniali scene parigine di Truffaut in cui un giovanissimo (e adorabile) Jean-Pierre Léaud metteva su un vinile appena sveglio, mi sono sentita felice e soddisfatta e grata di quella gratitudine che si ha quando si aspetta qualcosa con devozione.
Per questioni anagrafiche mi sono persa tutto quel periodo in cui non era facile procurarsi la musica, quando era tutta un'indiscrezione e l'alone di mistero e lontananza che ti separava da quei gruppi così inafferrabili era metà della bellezza del disco stesso, proprio come se quella musica te la fossi conquistata con tutti gli sforzi, proprio come se quel disco tu te lo fossi meritato.
Al massimo, io dovevo invece controllare per qualche giorno la percentuale di download su Napster, sperando che la 56k non morisse prima della mia voglia di ascoltare quell'mp3.

Oggi che ho sempre a disposizione una connessione superveloce e tutte le risorse immaginabili (che non sto ad elencare perché le conoscete tutti) l'unica cosa che mi dà ancora una certa soddisfazione è la ricerca di quelli che poi diventano -per la maggior parte dei casi- i miei film preferiti, e con cui mi riempio la testa per diverse settimane. Si tratta di film vecchi (dagli anni 50 ai 70 ca), bellissimi e piuttosto di "nicchia" -non perché siano troppo intellettuali per le masse (tutt'altro, alcuni sono leggerissimi), ma piuttosto perché sono condivisi sul web da pochissimi utenti. 
Così, per scaricare "Cléo de 5 à 7" mi ci sono voluti tre mesi, "Le bonheur" due, "Estate Violenta" ancora non ha finito, ed è lì da prima dell'estate; quando finalmente vedrò la figura di Trintignant comparire sullo schermo sarà come vedere arrivare da lontano la persona che, con pazienza, avevo tanto aspettato.


sabato, 26 settembre 2009



(nella foto, il porto di Taba visto dal finestrino di un piccolo traghetto)


Salotto pieno di arredamento barocco, divani gonfi di stoffe e tappeti pomposi: un mucchio di vecchie con il velo in testa discute del più o del meno e beve caffé turco, io sono l'unica sotto i 50 anni e per tenermi sveglia guardo in tv un programma americano con gli inseguimenti della polizia più impressionanti.

Ufficio del primo segretario dell'Ambasciata d'Italia in Amman:
vengo introdotta all'ambasciatore il quale appena mi vede non riesce a dire nient'altro che: "scusi eh, ma lei quanti anni ha?".

Riva est del mar morto, Sodqi's secret spot: beviamo due bottiglie di rosé libanese immersi nel buio pestissimo di una notte senza luna e cerchiamo di immaginarci il mare salatissimo sotto. Si accosta accanto a noi una volante della polizia e, dopo averci controllato i documenti, rimane con noi a chiacchierare per un'ora disquisendo di quale sia il migliore laptop da acquistare al momento.

Salotto del mio appartamento n.1, notte fonda: dio benedica le webcam. Mentre fisso il lettone su cui è sdraiato, noto come la luce dello schermo scivoli tra le coperte e la barba, e mi domando per l'ennesima volta come cacchio faccio a volergli così tanto bene, dopo così tanti anni.

Naama bay, notte: sembra di stare in una las vegas mediorientale, un parco a tema beduino pieno di russi scosciati volgari biondi e con le facce d'un ignoranza bieca. Mal di testa.

Ahli club, notte:
 guardo la gioventù circassa conoscersi, prendersi per mano e bere té, ascoltare il cantore con l'aoud mentre io mangio ceci salati.

Deserto dell'est, mezzogiorno:
la macchina è in panne.

Canvas café, pausa pranzo: il mio capo si diletta in battutine a sfondo sessuale di quarta categoria. Nonostante il doppiopetto e l'autista, è solo un ragazzotto di Genova.

Da sola in taxi, mattina: passando per King Talal street, realizzo che le persone che mi mancano le conto in una mano, e avanzano pure dita. Mi chiedo se sia una disgraziata, una dura o una scema.


This is no erasmus.


- - -

Lasciare tutto quando hai ventidueanni e andare a stare da tutt'altra parte del mondo non è qualcosa in cui c'entra il coraggio. Se te ne vai, molto spesso è perché hai voglia di imparare, e per farlo rimanendo fermi a casa propria bisogna essere dei geni incredibili tipo Galileo Galilei.

domenica, 13 settembre 2009



(nella foto, il niente che c'è tra Giordania, Iraq e Saudi Arabia)

Se vai nel deserto possono succedere due cose: o ti senti così solo che ti intristisci, o ti senti talmente solo, solo in una maniera indefinibile e grandissima, che alla fine sei in pace.
Io mi fermo sempre a metà.

mercoledì, 26 agosto 2009

Lui guidava veloce su una strada panoramica tutta in discesa verso il punto piu basso del mondo.
Il vento dai finestrini ci levigava le guance e tenevamo gli occhi socchiusi come dei cinesi commossi, anche se la ragazza accanto a me era indiana e ci stavamo scolando due birre da 66. Mo e mio cugino sparavano dallo stereo la solita merda trance a tutto volume e Mo con quei suoi occhioni verdi immensi e spalancati blaterava cose sui rave nel deserto e faceva ondeggiare la mano fuori dal finestrino come se planasse insieme alla sua mente.
Quando arrivammo al Mar Morto erano le tre del mattino e le stelle c`erano proprio tutte ma tutte tutte. Ne vidi una cadere un secondo prima di fare la pipi su delle macerie alle porte di quella che doveva essere l`antica citta di Lot. Mentre annaffiavo la polvere mio cugino mi raccontava la storia: siccome anticamente Lot era abitata da gay, il Signore decise di schiantarla e cosi naque il cratere profondissimo dove adesso c`e il Mar Morto.
Parcheggiamno li vicino mentre mio cugino cominciava ad accarezzarsi con l`indiana e io e Mo nell`aria appiccicata ci stendemmo sul cofano bollente. Comincio` a raccontarmi delle risse nei bar di Grenoble e delle bellissime ragazze Slovene mentre io ancora pensavo ai poveri gay di Lot.

Oggi e` il quinto giorno dei mio Ramadan simpatetico e finalmente e` online il disco dei Girls.

lunedì, 03 agosto 2009

sabato, 04 luglio 2009



(foto, Superbomba)

Laura è dovuta partire e l'ho accompagnata al direttissimo. Però facilmente ritorna tra qualche giorno. Io sto nell'acqua dalla mattina alla sera. Poi mi metto elegante e vado fuori con la macchina. E infine, a ballare nei locali. In due sere ho portato fuori sulla spiaggia due ragazze, ma con soddisfazione scarsa. Non val la pena di parlarne. Qui alla Bussola tre anni fa ricordo che siamo entrati una volta in un gruppo numeroso, e eravamo in vea di whisky. Tutta gente che si conosceva da poco, ma in vena di limonamento, coppie e competenze già divise.
Verso la fine della serata, melodramma.
Renato ignominosamente trascurando la svedesina che aveva portato con sé, aveva cominciato a ballare di continuo con la ragazza di qualcun altro, e quella ci stava con entusiasmo visibile. Allora pianto della svedese, sospiri, singhiozzi, una cascata improvvisa di vere lacrime; e diceva "perché sono soltanto una infermiera mi trascura così; ma al mio paese è una professione più che onorevole" diceva, o meglio, tentava di farsi capire. Poi ha preso un programma, o il conto, della serata, ci ha scritto sopra qualcosa come "questa è stata la notte più brutta della mia vita" (e i lacrimoni le cadevano a stingere l'inchiostro) e ha preteso che firmassimo tutti coi nostri nomi.

giovedì, 02 luglio 2009



(la foto, un meraviglioso lavoro di Annina)

- Io abito proprio qui.
Si fermò nei pressi di Campo De' Fiori davanti ad un bel portone che luccicava di un'insegna raffinata con scritto Pensione Tre Cuori. Tirò fuori una chiave dal taschino e aprì la porta senza neanche invitarmi dentro: si aspettava naturalmente ch'io entrassi. Un po' contrariata, lo assecondai.

- Sono all'ultimo piano, c'è un po' da salire
- Carino qui. Te lo paga la banca?
- Il mangiare è buono, la stanza di gusto e pulita. E poi al posto della finestra ho un dipinto cangiante.

Una volta entrati tirò via la tendina e ci si dispiegò davanti un quadro meraviglioso, un panorama che aveva la bellezza dell'antichità e della natura e della vita che scorre. Un'occhiata ed eri preso, senza scampo, in qualcosa più grande di te.
Mi sedetti poi sul ciglio del letto, lui si accese una sigaretta e mise un disco di musica classica.

- Lo conosci?
- Chi?
- L'uomo che scrisse queste melodie. Si chiamava Sergio Rachmaninov, un russo. Lo conobbe mio padre da giovane a Marina di Pisa, era venuto a farsi un giro in Italia e capitava che giocassero a scacchi assieme sul lungo mare, quando il sole scendeva e faceva più fresco. Mio padre me lo raccontava sempre da bambino, e mi faceva ascoltare questo disco. E' morto qualche anno fa a Beverly Hills.
- Tuo padre?
- No, il russo.

Si sedette accanto a me e mi accarezzò lieve i capelli, anche se disse che stava solo seguendo col dito la striscia di luce che mi si rifletteva dalla finestra sulla spalla. Mi guardò negli occhi, poi cominciò a ticchettare piano da quel punto verso le scapole, risalendo per il mento: stava risuonando la canzone del russo.
Ci sdraiammo e mi baciò, facemmo l'amore piano e poi mi disse che quando era a letto con una donna metteva sempre quel disco, ché lo eccitava. Capii allora che le sue intenzioni erano chiarissime già da intere mezz'ore, e pensai che eccitarsi con la musica classica era la perversione più stupida e assieme raffinata che avessi mai sentito.
Mi piaceva.

Salato

Nur vive fra le moschee di Amman, (i pini di Roma, fra il sole caldo e le colline, tra cupole e piazze,) ed ama il sale.
In questo periodo ascolto:
Tap Tap; Taxi Taxi; Pants Yell; Carpacho; Atlas Sound; His Clancyness.
In questo periodo leggo: "Memoriale del convento" - Saramago.
In questo periodo guardo: "Il deserto dei Tartari" - Valerio Zurlini; "La maman et la putain" - Jean Eustache.
Parola/frase del mese:
"avanti avanti avanti!"
Seconda vita, damn
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